Il dr Antonio Luce consiglia agli imprenditori in crisi di vedere Cucine da incubo


Posted on 20th June, by Hotel Villa Crespi in eventi, In Evidenza Home Page. No Comments

Il dr Antonio Luce consiglia agli imprenditori in crisi di vedere Cucine da incubo

Il Dottor Antonio Luce è un importante psicologo e formatore esperto di tecniche di comunicazione evolute e di linguaggio del corpo. Qui di seguito troverete una Sua intervista dove parla di Antonino Cannavacciuolo e il programma Cucine da Incubo.
Allora Dr Luce ci spieghi come mai consiglierebbe ad imprenditori in crisi di seguire il reality tv ‘Cucine da incubo’ ?

Lo chef  Cannavacciuolo non appare soltanto in veste di chef di fama internazionale, ma come esperto ‘motivatore di squadre che ormai hanno perso il campionato’.

Guardando le puntate ho visto in lui un vero professionista della gestione delle risorse umane in grado di fotografare errori Umani, di Marketing e di Comunicazione.
Può provare a farmi  un esempio?

Nella puntata in cui si occupa del ‘Re Artu’, lo chef mette innanzitutto in evidenza come il primo problema del ristorante sia la cattiva organizzazione della sala e della cucina: in sala, infatti, i tavoli non sono numerati, i camerieri sono impreparati e non indossano la divisa. Questo è ciò che un cliente, nuovo o vecchio che sia, nota e percepisce non appena mette piede nel ristorante: il personale non qualificato e nemmeno riconoscibile attraverso una divisa, che se ben portata serve, invece, a dare sfoggio di professionalità. All’ingresso del ristorante, inoltre, ci sono frigoriferi vuoti, un tempo pieni di dolci e dessert accattivanti, in grado di intrattenere gli sguardi dei clienti in attesa del tavolo.
Perché gli imprenditori in crisi dovrebbero, quindi, vedere “Una cucina di incubo ?” Quali consigli e suggerimenti potrebbero trovarvi?

Lo chef Antonino, entrando per la prima volta in un ristorante che non funziona o che si trova sull’orlo della chiusura, esordisce ogni volta con la  domanda: “ Cosa c’è che non funziona ?” ed ottiene sempre la solita risposta: “c’è crisi” oppure “ è colpa dei pochi clienti”.
E cosa fa a questo punto lo chef Cannavacciuolo?

Segue passo per passo il percorso che fa un cliente, dal momento in cui ordina fino al pagamento del conto, facendo notare al ristoratore tutti gli errori commessi.. ma soprattutto spiegandogli come correggerli.
E nella  puntata che ha appena citato.. cosa succede nello specifico al ‘Re Artù’ ?

Si tratta di un locale rilevato da tre fratelli assieme a tre cuochi, una lavapiatti ed una pasticcera: dopo qualche anno si ritrovano tra le mani un ristorante in stile ‘anni 80’, caratterizzato da una gestione famigliare. I titolari, a causa dalla “Crisi Economica”, sono  costretti al licenziamento di tutto il personale esterno, successivamente, i fratelli-soci sono costretti ad  un doppio lavoro, ed infine a chiedere al padre di coprire più volte il debiti del ristorante.

Mi pare una realtà italiana molto comune..

Lo chef Cannavacciuolo, infatti,  come un vero trainer, aiuta lo staff del ristorante a comprendere come la cattiva organizzazione della cucina e della sala rappresenti il vero motivo in grado di innescare l’inizio della decadenza del “Re Artu”. Da psicologo e formatore ritengo che anche la Comunicazione usata dallo chef per guidare lo staff nella comprensione dei propri errori, sia veramente impeccabile: come ogni vero maestro di vita dovrebbe fare, anzichè criticare, Cannavacciuolo li guida inizialmente nel prendere coscienza degli errori commessi, e successivamente nel mettere in atto la soluzione proposta, seguendo passo passo il “proprio discepolo”.
Ed in veste di esperto consulente aziendale cosa l’ha maggiormente colpita dello chef Cannavacciuolo?

Indubbiamente ‘come per ricreare l’armonia degli ingranaggi di un orologio’ (frase utilizzata ad hoc proprio da Cannavacciuolo) lo chef  consiglia  ai tre fratelli di tinteggiare la cucina ed, oltre a dirigere i lavori vi partecipa attivamente in prima persona.  Si tratta di un buon esercizio per creare una squadra: uno dei tre fratelli-soci commenta, infatti, “E’ tanto che non ci divertivamo “. Questo è l’ultimo ingrediente magico che Cannavacciuolo riesce ad inserire nel proprio reality:  far ricordare ai fratelli  l’entusiasmo con il quale avevano rilevato il Re Artù. Da formatore e psicologo ritengo che questa sia la giusta mossa motivazione in grado di faro di si che il ristorante non solo ritrovi la propri strada, ma soprattutto continui sotto l’influsso di nuovi stimoli per riscrivere il secondo capitolo del Re Artù.





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