Il barcaiolo di Orta San Giulio, un antico mestiere


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Il barcaiolo di Orta San Giulio, un antico mestiere

 Il filare di ippocastani delimita l’imbarcadero di Orta San Giulio e accoglie le 8 imbarcazioni che fanno servizio per l’isola in uno spazio d’acqua e terra conquistato nei secoli con tenace dedizione, gli “antenati” degli attuali motoscafisti alternavano infatti la pesca al trasporto collegando tutte le località.

Nella vicenda del sacco di Orta 1524-1528 ebbero un ruolo decisivo: all’occupazione dell’isola di Bonifacio Visconti che tentò di imporre nuove tasse, la popolazione si ribellò e il giorno di San Giulio, il 31 gennaio, anziché muoversi in processione assaltarono l’isola. I moti popolari furono soffocati nel sangue.

Gli olmi, oggi ippocastani, simboleggiavano appunto l’orgoglio della gente del lago. Le prime imbarcazioni erano a remi, a chiglia piatta e attraccavano sulle rive, le balestresche telate riparavano dalle intemperie. I maestri d’ascia della Bagnera le costruivano utilizzando larice dell’Ossola, robinie, chiodi di rame, corde e pece per fessurare, olio di semi di limo per impermeabilizzare. Occorrevano circa 40 giorni  di lavoro per costruire un’imbarcazione.

Con la rivoluzione industriale vennero introdotti i vaporetti e poi la canteristica si specializzò nei piccoli motoscafi. Negli anni 50 non era insolito l’uso del taxi veneziano. Anche la forma di lavoro, un tempo individuale divenne mutualistica e il 1923 vide la fondazione della Cooperativa dei Motoscafisti. Alle famiglie ortesi di mestiere, Giacomini, Urani, Zaneboni, si aggiunsero gli isolani Garau, Uselli e Fabris del Delta Po’.

Il Barcaiolo ortese ha un legame affettivo con il lago, che conosce alla perfezione di cui ne individua quasi in anticipo l’umore, che scruta nelle brevi e pungenti giornate d’inverno, che naviga con saggezza e rispetto.





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